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Scendo in campo con il Popolo della Famiglia – di Silvana De Mari

Scendo in campo con il Popolo della Famiglia

di Silvana De Mari

2 gennaio 2018

É stato un anno interessante. Come ogni anno d’altra parte, ogni giorno porta qualcosa e dopo averlo vissuto dobbiamo lasciarlo andare.

Dal punto di vista della scrittura è stato un anno straordinario. Ho pubblicato due libri cui tenevo molto: La nuova dinastia, già uscito in un’altra versione due anni fa, che però ora arriva in libreria, e soprattutto Arduin, l’inizio della saga.

Il mondo si divide in pecore e lupi e poi ci sono i cani da pastore. I cani da pastore si battono contro i lupi perché le pecore possano continuare a vivere, gli agnellini a nascere. Sono i guerrieri che si battono contro il male.

Aduin, l’orco protagonista di Arduin il rinnegato, e Astridius, il Divinatore protagonista de La nuova dinastia, si battono entrambi contro la propria gente per evitare il male.

È difficilissimo andare soli contro tutti, è difficilissimo essere costantemente bersagliati da odio e insulti. Difficile, non impossibile. Ci vuole una fede infinita nella necessità di battersi, una fede infinita nel fatto che il bene esista e che possa essere raggiunto, ci vuole la capacità di distinguere il bene dal male, di sapere che non è vero che tanto è lo stesso, tanto è uguale, non cambia nulla.

Arduin e Astridius sono cani da pastore, sono Giusti, sono guerrieri.

Astridius è disposto a sacrificare la sua vita: ha imparato l’etica dal padre.

Arduin è disposto a sacrificare la sua eternità. L’etica non l’ha imparata da nessuno, forse dai lupi che cacciava e che ha osservato dall’alto degli alberi dove si rifugiava per salvarsi dalle loro fauci. La guerra è un affare di maschi adulti. Non si toccano i cuccioli. Non si uccidono i bambini.

Arduin dà la sua eternità per la donna che ama, per proteggere un popolo massacrato: gli dei orchi lo condanneranno a una pena eterna secondo la spigolosa e arcigna teologia orca, però ha salvato il popolo degli uomini, ha salvato i loro bambini, ha salvato “lei”.

In fondo, quando paghi caro qualcosa che non ha prezzo, hai comunque fatto un affare.

Sono due libri molto diversi, con un target diverso: Arduin gronda morti ammazzati, non è un libro per ragazzini, La Nuova Dinastia lo è.

Ma sono entrambe narrazioni di giusti, cani da pastore.

Quest’anno anche io sono diventata un cane da pastore. Dopo aver letto, e anche scritto per la verità, innumerevoli volte frasi come «devi credere in quello che fai, devi batterti per quello in cui credi, anche se tu dovessi andare solo/a contro tutti», quest’anno ho deciso di entrare nell’arena e battermi per quello in cui credo.

Credo, è un credo profondo, totale, che le persone abbiano diritto di restare sane, che quando violano volontariamente questo diritto scelgano una strada in discesa verso l’infelicità oltre che verso la malattia. Credo che vivere in armonia con la nostra biologia, integrandola in regole di civiltà e conoscenza, ma sempre in armonia con essa, sia la maniera più felice di attuare la nostra vita.

Credo nella libertà dell’uomo, anche nella libertà di farsi del male, ma credo nella sacralità dell’obbligo di avvertire che determinati stili di vita, perché di stili di vita si tratta e non di elementi genetici, vadano contro la struttura della natura che tende, sempre, alla sopravvivenza dell’individuo e della specie. Madre natura è un’arcigna megera che, quando le sue regole sono violate, presenta il conto.

Il cibo serve per vivere. Non deve essere solo mera sopravvivenza, certo, il cibo è affettività, la torta della mamma, cultura e storia, i tortelli di zucca di Mantova, i taglierini col tartufo bianco delle Langhe, certo. Il cibo è sopravvivenza basata sul piacere, ma lo scopo è la sopravvivenza non il piacere. Chi sacrifichi la sopravvivenza al piacere, mangiando e vomitando, ingurgitando quantitativi insensati di cibi dannosi e di infima qualità biologica, sta rinnegando la natura, la sta violando e si sta accontentando di un piacere veramente miserabile e scadente, che non è paragonabile al mangiare lentamente, mentre lo stomaco e l’esofago non sono dolenti, la torta della mamma, i tagliolini col tartufo, sentendo tutto l’affetto che circonda il cibo buono, sentendo il piacere di qualcosa che fa bene. Non esiste un gene della bulimia: è un comportamento acquisito, che però modifica il cervello. Le neuroscienze hanno dimostrato la plasticità del cervello. Noi modifichiamo il nostro cervello a seconda di come lo usiamo, esattamente come modifichiamo il corpo a seconda di come lo usiamo. I muscoli più usati si irrobustiscono, quelli meno usati si atrofizzano, la pelle più soggetta a strofinio si inspessisce e così via. Lo stesso avviene per il cervello: le sinapsi più usate diventano preferenziali, diventano riflesso condizionato, grazie al meccanismo dell’inversione del piacere e del dolore si diventa dipendenti da un comportamento lesivo, dannoso e doloroso. Per una persona bulimica chi invita a smettere di vomitare, chi non si commuove davanti alla sofferenza certamente reale, ma altrettanto certamente autoindotta e spinge verso un comportamento sano, è il nemico assoluto.

La sessualità serve perché nasca la generazione successiva e perché uomo e donna aumentino le loro potenzialità completandosi a vicenda. La sessualità staccata completamente dalla nascita dei figli si insterilisce e muore, diventa piacere vuoto e ripetitivo come mangiare e vomitare. Bisogna ricorrere a cinquanta sfumature di sadomaso per non crepare di noia: peccato che sarebbe infinitamente meglio crepare di noia. Il sadomaso è competa perdita della dignità della creature umana, che si abbassa fino a farsi torturare volontariamente.

Questo è il primo dei motivi per cui ho deciso di scendere in campo.

Il secondo sono le DAT, disposizioni anticipate di trattamento: oggi una persona decide che vuole morire di disidratazione, una morte orribile, di cui non si rende conto, e quando questo succederà il suo feroce desiderio di avere un sorso d’acqua, mentre dal suo corpo emana un fetore molto particolare e le sue unghie si piantano nei palmi delle mani per il dolore, sarà ignorato, in nome di una decisione presa trent’anni prima. I medici non potranno sottrarsi dal guardare qualcuno con la bocca e le labbra spaccate dalla disidratazione, lo sguardo disperato perché il cervello anche danneggiato percepisce sempre il dolore della disidratazione. Ai medici non è stata concessa la possibilità dell’obiezione di coscienza, mentre sempre più voci vogliono toglierla ai medici che rifiutano di praticare aborti

Ho deciso di scendere in campo.

Mi sono fidata di Gayburg e di Facebook.

Quello più bersagliato è Adinolfi.

Scendo in campo con il Popolo della famiglia.

Silvana De Mari

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