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(Spro)Fondazione Arena

L’Arena, il teatro dei sogni.

Le note di Verdi, Puccini, la voce di Maria Callas… La musica che si libera nell’aria, tutto molto bello.

Purtroppo la realtà è un’altra ed è molto più brutta. La realtà parla di un Ente, Fondazione Arena, che ha messo la lirica al tappeto, suonata (è il caso di dirlo) come un pugile di quarta serie.

Si dice che nel mondo, ogni due opere, una sia cantata in italiano. Una eccellenza italiana insomma e in particolar modo veronese.

Questa eccellenza è stata sfruttata, spremuta, umiliata.

I numeri parlano di 1,6 milioni di perdite nell’anno 2015 e di oltre 6 nel 2014 ma soprattutto parlano di debiti, circa 28 milioni oltre a 6 milioni di trattamento di fine rapporto. I bilanci dicono che dal 2011 al 2015 si è passati da 11 a 28 milioni di debito, 17 milioni di maggiori debiti, più di quattro all’anno.

Per il 2016 non si prevedono miglioramenti, l’unica cosa certa è che i lavoratori hanno rinunciato a due mensilità, ottobre e novembre.

Attualmente la situazione finanziaria è estremamente critica, sembra che non ci siano le risorse per acquistare i materiali di consumo.

Chi ha permesso tutto questo? Come è stata possibile una cosa simile? È stata usata la diligenza del buon padre di famiglia o le cose sono state fatte a naso? A “usta” come direbbero i nostri nonni.

Le spese sono state valutate in base alle entrate?

Il sindaco di Verona, primo cittadino e ideale buon padre di famiglia della città cosa risponde? È sufficiente imputare al taglio dei fondi statali la responsabilità di tutto questo?

E il sovrintendente dell’Arena? Ha ricevuto in custodia questo patrimonio e come lo ha restituito ?

Ricorda molto quel tale a cui il padrone affidò dei talenti da far fruttare, ma per paura di perderli si affrettò a sotterrarli in attesa del suo ritorno.

Quando questi tornò le sue parole furono tremende “servo malvagio e pigro, avresti almeno potuto affidarli ad una banca così al ritorno li avrei ritirati con gli interessi”. Purtroppo questo non è stato fatto.
L’arrivo di due commissari appare ai più come la classica manovra della disperazione.

Il Sindaco ed il Sovrintendente dovrebbero anche spiegare bene la funzione delle due partecipate Amo Verona e Arena Extra. Nel primo caso anche agli occhi del più ingenuo dei cittadini l’impressione è che ci si trovi davanti ad un bel giro di scatole cinesi.

Nella sostanza per sanare il contratto di locazione capestro, di palazzo Forti, sede della Galleria Arte Moderna, 9,5 milioni in 20 anni, il sindaco ha pensato bene di scaricare i costi di locazione sulla Fondazione.

Il GAM ha traslocato, AMO (Arena Museo Opera) ha preso il suo posto e l’affitto è finito sulla spalle di Fondazione che nel frattempo ha acquisito il museo.

È forte il sospetto che anche per Arena Extra sia successo qualcosa di simile. La partecipata che gestisce gli eventi non lirici (amministratore unico Girondini) organizza le serate di musica leggera ma i costi degli allestimenti e degli spostamenti delle scenografie sono a carico di Fondazione.

Arena Extra che doveva essere funzionale alla Fondazione ne diventa invece una rivale.

La situazione ora è questa, i buoi sono scappati, non esiste all’orizzonte un sovrintendente che sa di lirica e soprattutto i rubinetti sono stati tutti chiusi. Chiusi perché i privati (Enti pubblici veronesi) non sono più disposti a far fronte ai mancati arrivi dei fondi statali.

Che futuro ha la lirica a Verona?

La lasciamo andare al suo destino? Ci accontenteremo dei concerti di Zucchero e Ligabue?

A questo punto sorge però un’altra domanda: la città tutta, quindi anche chi con la stagione areniana vive, è pronta ad intervenire? I commercianti, gli Istituti di credito storici, gli albergatori, pur nel rispetto dei ruoli, si gireranno dall’altra parte?

 

Andrea Cona

 

 

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