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Prostituzione: Quando legalizzare non significa eliminare

Parlare di prostituzione a Verona è parlare di un problema ben noto ai cittadini di alcune zone della città; per citarne alcune, ZAI, stazione, statale 11.

Anche qui a Verona, dunque, questa parola non è straniera, ma è fin troppo conosciuta.

Sì, è fin troppo conosciuta, perché, come riportano i dati del novembre 2015 rilevati dall’Unità di Strada-Azalea Cooperativa Sociale, in collaborazione con l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, nella nostra città sono circa una novantina le donne costrette alla prostituzione. In questi numeri non sono considerate le donne obbligate a prostituirsi al chiuso: si stima che le dimensioni di quest’ultimo fenomeno siano ancora più grandi di quelle della prostituzione su strada.

Si intuisce quindi che il fenomeno non è di lieve portata. Né per i numeri, né soprattutto per le persone che ne sono coinvolte, con la loro dignità di vita.

“La prostituzione e il male che l’accompagna, vale a dire la tratta degli esseri umani ai fini della prostituzione, sono incompatibili con la dignità ed il valore della persona umana”. Sono queste le parole riportate nel preambolo della Convenzione dell’Onu del 2 febbraio 1949, che permettono di capire l’oltraggio che viene inflitto alla donna, ad una donna che viene privata di vita e considerata al pari di un oggetto qualunque da usare a proprio piacimento e volontà.

Per eliminare il fenomeno della prostituzione non bisogna però incorrere nell’errore della legalizzazione.

A differenza di quanti credono che attraverso il rendere legale tale tratta di vite umane si riesca ad arrivare ad una condizione di maggiore sicurezza è necessario analizzare la situazione sviluppatasi in quei Paesi europei in cui si è imposta la legalizzazione.

In essi, infatti, è stato rilevato che le organizzazioni criminali che stanno alla base della prostituzione non sono state debellate, né tantomeno risultano ridotte le frequentazioni e le violenze fisiche riportate contro le donne-oggetto; nemmeno la sicurezza sanitaria risulta essere migliorata, come anche nessun beneficio è stato portato alle casse statali attraverso la tassazione della prostituzione.

Si veda a questo proposito anche la “Raccomandazione del Consiglio d’Europa su sfruttamento sessuale e prostituzione, e sulle loro conseguenze per la parità di genere”, 2013, Risoluzione Honeyball.

Insomma, per eliminare la prostituzione e liberare le donne dalla tratta che per bisogno di denaro, per costrizione o violenze le assoggetta ad un circolo di criminalità correlata, non è la soluzione rivolgersi ad una pseudo copertura fornita dalla via della legalizzazione, come se, ammettendo il fenomeno, i problemi e la disumanità ad esso associati possano diminuire.

Bisogna invece agire con un profondo senso di responsabilità che l’intera società deve nutrire nei confronti di questa realtà, una realtà che, come delineato in precedenza, toglie vita e la monopolizza.  Non bisogna pensare a niente di utopico. Per responsabilizzare la società in cui viviamo è senza dubbio necessario, come afferma la Convenzione di Varsavia del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani del maggio 2005, introdurre “Misure per scoraggiare la domanda”. Come?

Ciò che viene chiesto è l’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine per prevenire le frequentazioni, è necessaria anche la presenza di fondi stanziati per stimolare e aiutare tutte le attività dei servizi comunali per favorire l’uscita delle donne dalla prostituzione coinvolgendo una catena di associazioni sociali che possano aiutare le vittime a spezzare il loro legame con la tratta.

È utile aprire correttamente gli occhi nei confronti della prostituzione: non si può ricorrere alla legale mercatizzazione delle persone per credere di porre fine ad un problema diffuso nella nostra città e non solo.

È dunque corretto rendere lecita una tratta che rovina le vite delle persone coinvolte? È meritevole lavarsene le mani e approvare la prostituzione in case chiuse in modo da evitare quella stradale?

Come afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumane e degradanti”. Uno Stato che legalizza la prostituzione è uno Stato che legalizza un’attività incompatibile con i diritti che l’uomo dovrebbe avere. E il Popolo della Famiglia è certamente contrario a questo.

Riteniamo fondamentale agire per promuovere un’azione politica e legislativa, fondata sulla cultura del rispetto della dignità di ogni persona, e in particolare della donna, che si possa svolgere attraverso azioni educative e di promozione sociale, ma che preveda anche specifici e rigorosi interventi di ordine pubblico, introducendo una severa punibilità della condotta di chi acquista servizi sessuali, togliendo così alle organizzazioni criminali la fonte di guadagno.

Analogamente a quanto avviene già in molti paesi europei quali Francia, Finlandia, Norvegia, Irlanda del Nord, Islanda e Svezia, dove il numero di persone che si prostituiscono è diminuito del 65% in seguito all’applicazione della legge.

È necessaria quindi una presa di coscienza da parte di tutti su questo tema: per eliminare un problema bisogna eliminare le sue radici, non coprirle.

Moreno Bronzato

 

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