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Ecco cosa ho trovato nel Popolo della Famiglia

Carissimi,
Sono una donna. Una moglie. Una mamma. Non ho tanti figli, no. Ne ho uno solo, che è il nostro piccolo miracolo e dono d’amore.

Sono una di quelle persone che hanno sentito l’esigenza, la chiamata, di presenziare il 30 giugno 2015 al Family Day a Roma.

In quel periodo ero in ferie al mare e non sapevo come recarmi a Roma. Da sola era impensabile e mio marito non è particolarmente preso da temi sociali. Alle volte i social aiutano nel modo giusto: ho contattato un gruppo, che mi ha messa in contatto con una persona che stava organizzando un pullman.

Ecco fatto! È stata una magnifica esperienza: migliaia di persone unite dagli stessi valori, dalle stesse speranze, dalla voglia di difendere il diritto di educare i propri figli secondo il proprio credo, dalla voglia di difendere la vita sempre e comunque, in ogni suo momento.

Sono tornata rinvigorita e rafforzata nelle mie convinzioni e dal fatto che ci sia un popolo di persone che credono nella Vita. Dopo qualche tempo, qualche mese, mi giunge la notizia della necessità di ritrovarsi ancora a Roma, in tantissimi, molti più di prima, per ribadire che non esistono matrimoni gay, che i politici non possono e non devono mettere da parte la famiglia, tessuto della società, per accontentare ogni voce che si levi per il “love is love” e per cui i figli non contano, se non come soddisfazione di desideri personali, a scapito dai bambini.

E ci siamo mossi ancora, in ancor più persone. Mamme, padri, figli, nonni e tutti quanti difendono la famiglia e la vita, dall’inizio naturale alla naturale fine. Era gennaio, il cielo era nuvoloso minaccioso di pioggia, ma non piovve. Sperammo, tutti, che l’incontro di Gandolfini con Alfano fosse buona cosa. Sperammo che questo immenso popolo mostrasse ai politici che le persone contano, le famiglie contano.

Sperammo che il popolo contasse ancora qualcosa. E invece niente: mezze promesse, tutti a casa e tutto come prima. Peggio di prima. Facce di bronzo che presenziano e applaudono e poi votano per affossare la cosa più importante per una società: la famiglia.

Delusione, scoramento, sensazione di non contare niente e non poter fare più niente. Un altro Family Day? E quanti dovremo farne? Tre? Cinque? Dieci? E quante persone potranno permettersi di andare a Roma ogni volta, da tutta Italia? No, impensabile.

cropped-logojpg.jpgPoi una notizia: Adinolfi e Amato, che abbiamo conosciuto nelle nostre città nelle conferenze contro i falsi miti del progresso e cofondatori del DNF, fondano il movimento politico Partito della Famiglia.

Primo pensiero? ALLELUIA! Finalmente! Se i politici non ti ascoltano dove sei tu e non agiscono per il bene del popolo, è il popolo che deve andare dove stanno loro ed agire. È assurdo, lo so, perché in teoria dovrebbero essere rappresentanti del popolo, ma con il tempo sono diventati rappresentanti autoreferenziati di sè stessi e del potere, dei soldi.

Follow the money. Ma ora basta. Bisogna riprendersi la democrazia, quella vera, quella rappresentativa del popolo e delle necessità delle persone, dei bambini, dei più deboli e fragili, di quelli che non hanno “money” per contare nella società.

Sono giunte accuse di frettolosità, di non opportunità, di aver scelto il momento sbagliato ed essersi presentati alle elezioni impreparati. Già, forse, ma…se non ora, quando? Quando tutto era preparato per benino? Studiato nei minimi particolari? Quando…quando non sarebbe più servito? No, qui ed ora! E in poco più di due mesi è stato fatto tanto, anche solo per mostrare la volontà e la presenza. Non possiamo più solo fare presìdi e sit-in e manifestazioni, bisogna fare ANCHE questo, ma si deve agire concretamente e capillarmente nelle città (e quindi poi a livello nazionale) per migliorare le azioni politiche a favore delle persone. Non come certi partiti web-istituiti che mirano a distruggere e rottamare e basta.

Bisogna costruire, fare concretamente, bisogna agire positivamente.  Bisogna che la politica torni ad essere una vocazione, un mandato dei cittadini per custodire la “res publica”, per migliorare le condizioni di vita del popolo, per ridare speranza.

Nei valori alla base della formazione del PDF trovo quanto cerco in un partito e quanto mi aspetto dai politici, perché sono stanca di votare “il meno peggio” turandomi il naso, stanca di essere presa in giro dalle tante belle promesse a cui ormai non crediamo neanche più.

Nel PDF credo, perché il PDF crede in qualcosa di alto e di vero, senza compromessi. Crede nella dignità della persona e nel servizio al cittadino ed al territorio.

Anna Eccelli

 

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